Bologna vuole dire no al gioco d’azzardo

Bologna, la Dotta: la città felsinea si trova a dover affrontare, come tante altre città, il suo territorio che come si sa è stracolmo di giovani e giovanissimi e quindi di “potenziali consumatori” del gioco. Deve -la città- prendere decisioni importanti a tutela del territorio e di tutti coloro che vi transitano dato che sul territorio esistono ed operano scuole ed università di tutti i tipi che richiamano studenti anche dall’estero. Però, intelligentemente, preso atto che in città, già esistono più di 600 “punti di gioco” ha studiato e sta studiando un percorso non certo per proibire, ma “per delimitare” l’espandersi del fenomeno dell’azzardo. Nel regolamento comunale ha inserito “la famosa distanza dai luoghi sensibili” in 1000 metri ed il divieto di affitto nei locali di proprietà del Comune di attività commerciali con inseriti apparecchi di gioco ed ha chiesto a quelli che già sono in essere di dismetterli.

Poi, invece di lottare per far chiudere sale da gioco sta modificando il regolamento edilizio per fissare standard sempre più stringenti nella definizione dei requisiti minimi per l’apertura di nuove sale da gioco e rendere quindi l’inizio dell’attività meno facile: tutta prevenzione, quindi, non proibizionismo che la “Dotta” sa che andrebbe a far proliferare il gioco illegale, ma per mettere un tetto alle attività di gioco esistenti che… è già sufficientemente alto. Un atteggiamento si crede positivo e non disfattista, realistico ma non demonizzante: ma si sa che “la Dotta” potrebbe davvero “insegnare” a tante altre città….

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